File per la stampa

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Formati file per la stampa

Chi prepara dei file per la stampa industriale (offset, roto offset, rotocalco, flessografia) usa un programma applicativo che gira in qualche sistema operativo.

I sistemi operativi più utilizzati sono Windows e Macintosh. Invece i programmi applicativi più usati per i lavori da mandare in stampa sono InDesign, Illustrator, PageMaker di Adobe, XPress di Quark e FreeeHand di Macromedia (tutti con formati proprietari).

Quindi, se un grafico o un impaginatore fa un lavoro in FreeHand su Mac OSX, lo salva nel formato proprietario di FreeHand e lo fa avere allo stampatore, quest’ultimo lo potrà aprire, elaborare e stampare solo se ha un Macintosh e FreeHand installato sulla sua macchina.

In generale non è una buona idea far avere allo stampatore un lavoro in un formato proprietario, e infatti gli stampatori sono giustamente restii ad accettare questo tipo di lavori (anche se molti lo fanno per non perdere il cliente). La soluzione migliore, sarebbe salvare il lavoro, e consegnarlo allo stampatore, in un formato standard, non proprietario.

I formati standard: Raster e Vettoriali

Esistono due grandi famiglie per i formati standard: quelli raster fatti di pixel e adatti alle fotografie e i disegni, e quelli vettoriali ad oggetti, in cui ogni oggetto grafico viene memorizzato con tutti i suoi attributi e algoritmi.

I vettoriali, possono contenere anche immagini raster, e sono quelli più adatti per le pubblicazioni da stampare. Per esempio un libro con immagini fotografiche è conveniente salvarlo in formato vettoriale mentre solo le fotografie rimangono raster.

Quelli più usati sono i PostScript (presenti da oltre vent’anni), gli EPS (Encapsulated PostScript) e soprattutto i PDF.

Ma il formato oggi preferito per i lavori destinati alla stampa industriale è il PDF (Portable Document Format) messo a punto circa una decina dʼanni fa da Adobe, la stessa casa che ha sviluppato PostScript e EPS.

Postscript e PDF

Tra il Postscript e il PDF cʼè la stessa differenza che cʼè tra un programma per computer e il risultato generato dal quel programma.

Infatti un PostScript altro non è che un programma che indica come va impaginato un lavoro e un file PDF, invece, è il risultato di quel programma, cioè lʼelenco degli oggetti grafici che compongono lʼimpaginazione.

PDF è oggi il formato maggiormente accettato dagli stampatori, in quanto consente di inserire in un solo file tutti i dati necessari per la stampa: il testo, le immagini, le font, le informazioni sul formato di rifilo e della carta, sui colori, sul trapping e molti altri dati necessari per creare gli impianti di stampa. Inoltre è un formato che può essere compresso e spedito online, via mail, FTP o ISDN.

Oltre che nelle arti grafiche, il formato PDF è usato in altri ambiti (pubblicazioni di documenti su Internet, creazione di documentazione elettronica, slide, elementi multimediali, audio, video, preparazione di contratti con firma digitale e valore legale).

Se il nostro PDF deve andare in stampa, è dunque necessario crearlo con molta cura, da una parte inserendo tutte le informazioni necessarie e dall’altra parte evitando tutte i contenuti inutili o dannosi.

Per esempio, un file destinato alla stampa industriale è meglio che non contenga elementi multimediali (un video per esempio), né script, né formulari compilabili.

Mentre è consigliabile che esso contenga, tutte le font necessarie (o almeno le stesse convertite in tracciato) e le immagini ad alta risoluzione.

E sulla base di ciò la ISO (International Standard Organization) ha approvato una serie di norme che vanno sotto il nome PDF/X (dove X sta per exchange) che stabiliscono cosa un PDF deve contenere per essere adatto alla stampa industriale.

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