Font per la stampa

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Carattere OpenType

Il carattere per la stampa dei vecchi tipografi avevano caratteristiche che si erano perse con il passaggio al digitale.

Per esempio la legatura, cioè la possibilità di usare un unico carattere disegnato appositamente al posto di due caratteri che assieme non stanno tanto bene: tipicamente la coppia FL (flauto) e la coppia FI (fiato).

E poi ancora il maiuscoletto disegnato appositamente, non il maiuscolo al 70%. Le varianti, per esempio la “S” a fine di parola diversa dalla “S” in mezzo alla parola, ecc.

Nell 1995 Apple che a Microsoft decidono di arricchire i propri caratteri TrueType con le legature, il maiuscoletto vero, le varianti e molte altre caratteristiche speciali.

Apple realizza le cosiddette font TrueType AAT (Apple Advanced Typography) e Microsoft, alleandosi con Adobe, realizza le OpenType.

Alla fine degli anni Novanta esistono dunque almeno sei tipi di caratteri digitali (raster, PostScript, TrueType Mac, TrueType Win, TrueType AAT e OpenType), in realtà molti di più considerando anche le varianti secondarie, la principale delle quali è costituita dai due tipologie di OpenType: quelle basate su PostScript e quelle basate su TrueType.

Nel 2003 Adobe, decide di cessare la produzione di caratteri PostScript e di produrre produce solo OpenType, che sono le uniche font che oggi vale la pena avere e utilizzare per il grafico e l’impaginatore.

Le caratteristiche degli OpenType

La cosa più interessante di una font OpenType è che contiene ben più dei soliti 255 caratteri (lettere maiuscole e minuscole, cifre, punteggiatura, caratteri speciali) arrivando fino a 65000.

Dunque una singola font può contenere oltre ai caratteri latini, i caratteri greci, cirillici, arabi e coreani ecc., e si può scrivere un testo complesso e multilingue senza cambiare font, cosa altrimenti sarebbe impensabile fare.

Una seconda importante caratteristica è che i caratteri di una font OpenType sono numerati internamente con il cosiddetto Unicode, che è fatto in modo tale che ad un determinato posto (degli oltre 65000 disponibili) ci sia sempre lo stesso carattere, in qualunque font.

Per esempio al posto 97 c’è, in tutte le font, la “A” latina minuscola, al posto 916 la delta greca maiuscola e al posto 1041 la lettera “B” maiuscola dell’alfabeto cirillico. Il segno matematico di insieme vuoto è sempre al posto 8709, la radice quadrata all’8730 e l’infinito all’8734. Aleph all’8501 e omega al 937.

Se avete composto un testo in Times con alcune lettere greche e un po’ di caratteri speciali sparsi qua e là e dovete trasformarlo in Caslon, con OpenType è solo un clic (senza OpenType una tragedia).

Inoltre una font OpenType può contenere le funzioni di tipografia avanzata: legature, maiuscoletto vero (non quello finto ottenuto riducendo il maiuscolo), frazioni, indici e apici veri (non simulati), finali di parola e numerose altre funzioni.

Multipiattaforma

Un’ultima caratteristica è che le font OpenType sono multipiattaforma, cioè possono essere usate sia su Mac che su Windows e sono contenute in un unico file per ogni stile.

Non come le vecchie font PostScript, come sanno tutti i grafici che le stanno usando da vent’anni, hanno bisogno di un file valigetta e di un file outlined per ogni stile: nei menù si vede quello che c’è nella valigetta, in stampa vengono usate le font outlined.

I caratteri OpenType sono semplicemente un file per ogni stile: regular, italic, bold e tutti gli altri. Il prossimo lavoro che dovete preparare per la stampa, fatelo con i caratteri OpenType.

Nella foresta dei caratteri digitali, è la soluzione per non perdersi, per rendere gradevole la scrittura e per evitare molti dei problemi che potreste avere utilizzano i PostScript.

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