read-made

Ready-Made

Indice

L’uomo come Ready-Made

Jean Baudrillard, (sociologo francese, Reims 1929), sostenne che la realtà col tempo sarebbe scomparsa, sostituita dalla sua simulazione. Accostando concetti del marxismo, dallo strutturalismo e dalla semiotica, Baudrillard elaborò un’analisi delle società a capitalismo maturo che vedeva l’uomo come ready-made (pronto all’uso), in cui il consumo era visto come “linguaggio sociale”, non più rispondente alla soddisfazione dei bisogni primari, ma alla comunicazione del proprio status.

La società contemporanea si contraddistingue per un processo di dematerializzazione della realtà e per un’ideologia fondata sull’“estasi della comunicazione”.

Il sociologo è affascinato dalla simulazione: la “cosa in sè” è cancellata dal “fenomeno”, ovvero l’esperienza. Baudrillard individua la natura di questo processo già nel pensiero occidentale che aveva sostituito alla cosa la sua rappresentazione mentale (il concetto) o scritta (la parola), eliminando la cosa in sé, sostituendola alla sua simulazione.

Il delitto perfetto

dal libro di Jean Baudrillard

Tutta questa fauna delle tecnologie del virtuale, questo reality show perpetuo, ha un antenato: il ready-made. Così come coloro che vengono prelevati dalla loro vita reale, per andare a recitare il loro psicodramma coniugale o sull’aids alla televisione, hanno per antenato il portabottiglie di Duchamp, che costui preleva dal mondo reale per conferirgli un posto sotto forma di un “arte iperreale” e indefinibile.

Marcel Duchamp, Porte-bouteilles, 1959.

Acting-out paradossale, cortocircuito istantaneo. Il portabottiglie exinscritto dal suo contesto, dalla sua idea e dalla sua funzione, diventa più reale del reale (iperreale) e paradossalmente più arte dell’arte stessa (banalità e nullità in cui si rispecchia oggigiorno l’arte).

Qualsiasi oggetto, individuo o situazione è oggi un ready-made virtuale, nella misura in cui di essi si può dire quanto Duchamp dice del suo portabottiglie: esiste, l’ho incontrato. Così tutti siamo invitati a presentarci così come siamo, e a recitare la nostra vita, in diretta, sullo schermo, così come il ready-made recita la sua parte, in diretta, sullo schermo del museo. Entrambi sono del resto confusi nell’iniziativa presa dai nuovi musei che si preoccupano di condurre la gente non più davanti alla pittura (oramai fuori moda), ma nella pittura, nella realtà asettica e virtuale, tipica delle mostre interattive.

Tipico problema che si ha con i reality show, dove lo spettatore viene condotto non davanti allo schermo (in quanto ci è sempre stato), ma nello schermo, dall’altro lato dell’informazione, creando una sorta di similitudine con il portabottiglie di Duchamp, trasferendolo tale e quale dall’altro lato dell’arte, creando così un’ambiguità definitiva tra l’arte e il reale.

L’alta Definizione

Oggi l’arte non è altro che questa confusione paradossale tra le due cose, e l’intossicazione estetica che ne deriva. Allo stesso modo l’informazione non è altro che la confusione paradossale dell’evento e del medium, e l’incertezza politica che ne deriva. È così che siamo diventati tutti dei ready-made, impagliati nella nostra identità sterile, trasformati in musei viventi, clonati a nostra immagine e somiglianza dall’Alta Definizione.

L’Alta Definizione è il concetto chiave di questa Virtualità, quella dell’immagine, del tempo (inteso come quello reale), della musica (Alta fedeltà), del linguaggio (i linguaggi numerici), del corpo (i codice genetico e il genoma).

Van Gogh: alive, mostra immersiva.

Ovunque l’Alta Definizione caratterizza il passaggio, al di là di ogni elemento naturale, verso un mondo in cui la sostanza referenziale si fa sempre più rara. E così: la più Alta Definizione del medium corrisponde alla più bassa definizione del messaggio – la più alta definizione dell’informazione corrisponde alla più bassa definizione dell’evento – la più alta definizione del sesso (il porno) corrisponde alla più bassa definizione del desiderio – la più alta definizione del linguaggio (nella codifica numerica) corrisponde alla più bassa definizione del senso – la più alta definizione dell’altro (nell’interazione immediata) corrisponde alla più bassa definizione dell’alterità e dello scambio ecc.

L’Alta Definizione non ha nulla a che vedere con la rappresentazione, ancor meno con l’illusione estetica. L’illusione generica dell’immagine è completamente annientata dalla perfezione tecnica, ologramma o realtà virtuale o immagine tridimensionale, essa non è altro che la smania di fare in modo che un’immagine non sia più un’immagine, ovvero ciò che toglie una dimensione al mondo reale.

Col passaggio dal muto al sonoro, al colore, al tridimensionale e alla vasta gamma di effetti speciali, l’illusione cinematografica è sparita man mano che la performance si realizzava. Niente più vuoto, né ellissi o silenzio. Più ci si avvicina a questa definizione perfetta e inutile, più si perde la potenza dell’illusione.

Il tempo reale come ogni dettaglio dell’ologramma è microscopicamente codificato. Ogni particella del tempo concentra l’informazione totale relativa all’evento, come se lo dominasse in miniatura da tutti e contemporaneamente da tutti i lati. Adesso la replica istantanea di un evento, di un atto o di un discorso, ha qualcosa di osceno, poiché il ritardo, la proroga, la suspense sono essenziali all’idea e alla parola.

Tutti questi scambi immediatamente registrati e immagazzinati, testimoniano una compulsione interattiva che non rispecchia né il tempo né il ritmo dello scambio. Vi è una profonda incompatibilità tra il tempo reale e la regola simbolica dello scambio. Ciò che regge la sfera della comunicazione (interfaccia, immediatezza, abolizione del tempo e della distanza) non ha alcun senso in quella dello scambio, dove la regola vuole che quanto è dato non sia mai restituito immediatamente, mai all’istante.

Non vi è mai interazione immediata. Il tempo è appunto ciò che separa i due momenti simbolici e ne sospende la risoluzione. Il tempo non quello deferito, diretto e inespiabile. Tutto il campo della comunicazione in tal senso appartiene all’ordine dell’inspiegabile, poiché tutto è interattivo, dato e restituito senza ritardo, senza suspense, quella che costituisce il ritmo dello scambio.

L’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale è il pensiero finalmente realizzato, pienamente materializzato mediante l’interazione incessante di tutte le virtualità di analisi, di sintesi e di calcolo, così come il tempo reale è definito dall’interazione incessante di tutti gli istanti e di tutti gli attori. Operazione ad alta definizione: l’informazione che ne deriva è più vera del vero, è vera in tempo reale. Ecco perché essa è fondamentalmente incerta.

Il fatto che L’Intelligenza Artificiale slitti in una definizione troppo alta, non fa altro che confermare il fatto che si tratti proprio dell’utopia realizzata del pensiero. I computer per esempio, rischieranno di collegarsi, per anticipazione riflessa, ai pensieri subconsci, e pure inconsci, ai fantasmi più primitivi. i nostri pensieri saranno così attuali prima ancora di aver luogo, esattamente come l’evento nell’informazione. La conseguenza, giungendo a questo punto, sarebbe che tutto il sistema del pensiero si allineerebbe rapidamente a quello della macchina, finendo per pensare esclusivamente a quello che la macchina può comprendere.

Nell’interfaccia generalizzata il pensiero stesso diventerà realtà virtuale, l’equivalente delle immagini di sintesi o della scrittura automatica nei programmi di scrittura. Ora il pensiero non è né una macchina delle funzioni superiori né una gamma di riflessi operativi, ma una retorica delle forme, dell’illusione mutevole e delle apparenze, un’anamorfosi del mondo e non un’analisi. Quanto alla macchina informatica e celebrale, essa non è padrona delle apparenze, padroneggia solamente il calcolo e il suo compito è di distruggere questa illusione essenziale mediante la contraffazione del mondo in tempo reale.

Così come l’illusione dell’immagine scompare nella sua realtà virtuale, l’illusione del corpo scompare nella sua iscrizione genetica. Fine dell’illusione selvaggia del pensiero, della scena, della passione, fine dell’illusione del mondo e della sua visione, dell’illusione dell’altro, del bene e del male, del vero e del falso, fine della morte o dell’illusione di esistere a ogni costo: tutto ciò è volatilizzato nella telerealtà, nel tempo reale, nelle tecnologie sofisticate che c’iniziano ai modelli, al virtuale, al contrario dell’illusione alla disillusione totale.

Nel mondo delle ombre nessuno ha più un’ombra e non rischia di lacerarla camminandoci sopra, può in compenso accadere che non siano più i corpi a proiettare le loro ombra, ma le ombre a proiettare i loro corpi, i quali non sarebbero altro che l’ombra di un’ombra, cosa che già accade nella realtà virtuale che è semplicemente la rimessa in circolo dell’astrazione dei dati numerici della vita.

Con la Realtà Virtuale siamo passati all’estremo della tecnica, nella tecnica come fenomeno estremo, l’ipotesi di un mondo assolutamente reale in cui non si può dubitare della sua ambizione assoluta, l’equivalente di un delitto perfetto. Mentre il delitto “originale” non è mai perfetto e lascia sempre delle tracce, noi stessi in quanto esseri viventi e mortali siamo la traccia di questa imperfezione criminale (lo sterminio futuro, quello che risulterebbe da una determinazione assoluta del mondo e dei suoi elementi, non lascerebbe invece alcuna traccia).

Per fortuna tutto ciò è letteralmente impossibile. L’Altissima Definizione, nella sua ambizione di produrre immagini, suoni, informazione, corpi, in microvisione, in stereoscopia, come non li avete mai visti, come non li vedrete mai. Irrealizzabile il fantasma dell’Intelligenza Artificiale il divenir-mondo del cervello. il divenir-cervello del mondo, tale da dover funzionare senza corpo, senza errori, reso autonomo, inumano per essere vero.

[…]

Col Virtuale entriamo non solo nell’era della liquidazione del Reale e del Referenziale, ma in quella dello sterminio dell’Altro. È l’equivalente di una pulizia etnica che non riguarderebbe solo singole popolazione, ma si accanirebbe contro tutte le forme di alterità.

Quella della morte, che si scongiura con l’accanimento terapeutico.

Quella del volto e del corpo, che si perseguita con la chirurgia estetica.

Quella del mondo, che si cancella con la Realtà Virtuale.

Quella di ciascuno, che si abolirà un giorno con la clonazione delle cellule individuali.

E semplicemente quella dell’altro, che si sta diluendo nella comunicazione perpetua.

Se l’informazione è il luogo del delitto perfetto contro la realtà, la comunicazione è il luogo del delitto perfetto contro l’eternità.

Non vi sono più altri: la comunicazione.

Non vi sono più nemici: la negoziazione.

Non vi sono più predatori: la convivialità.

Non vi è più negatività: la positività assoluta.

Non vi è più morte: l’immortalità del clone.

Non vi è più alterità: identità e differenza.

Non vi è più seduzione: l’indifferenza sessuale.

Non vi è più illusione: l’iperrealtà, la Virtualità Reality.

Non vi è più segreto: la trasparenza.

Non vi è più destino.

Il delitto perfetto.

Leave Your Comment

Your email address will not be published.*